Se tu o una persona di famiglia avete appena ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 1, è del tutto normale sentirsi smarriti, spaventati o sopraffatti da una valanga di informazioni mediche.
Il diabete è una patologia complessa, definita silenziosa, dato che anche in assenza di sintomi o di uno stato di malessere, l’eccesso di zucchero produce conseguenze gravi per il corpo. Il diabete di tipo 1 non si cura, ma ci si può convivere.
Tuttavia, si deve accettare che questa malattia cambia e condiziona lo stile di vita personale e di chi ci sta vicino.
Il diabete non definisce chi sei, né ti impedirà di avere una vita piena, felice e attiva. Pensa a questa guida come a una mappa iniziale per orientarti. Ecco le dieci nozioni di base che ogni persona che affronta il diabete per la prima volta dovrebbe conoscere.
Il seguente articolo ha valore informativo. Anche se redatti con documentazione scientifica, non sostituiscono il medico o un diabetologo. Si consiglia di rivolgersi sempre al proprio specialista.
1. Il diabete: non sei l’unico
Il diabete è una condizione in cui il corpo ha difficoltà a gestire il glucosio (lo zucchero) nel sangue. Esistono principalmente due forme:
- Tipo 1: una condizione autoimmune in cui il pancreas smette improvvisamente di produrre insulina. Non si può prevenire.
- Tipo 2: qui il corpo produce insulina, ma le cellule non riescono a usarla bene (insulino-resistenza). È spesso legato all’avanzamento dell’età o a cattivi stili di vita.
Il diabete di tipo 1 è una patologia cronica che dipende da un’alterazione del sistema immunitario. Il corpo distrugge le cellule del pancreas che sono responsabili della produzione dell’ormone dell’insulina. Quest’ultimo permette al glucosio di essere utilizzato dalle cellule come fonte di energia.

In Italia ci sono 300.000 persone che la vivono tutti i giorni e 9,5 milioni sono quelli stimati in tutto il mondo. Non sei da solo ad affrontare questa malattia.
Il diabete di tipo 1 non si cura, ma ci può convivere grazie a una terapia insulinica. La qualità di vita sarà lunga e piena, basta solo avere una serie di accortezze.
2. L’insulina è un aiuto, non una minaccia
Immagina lo zucchero (glucosio) che mangi come l’energia necessaria alle tue cellule per far funzionare i tuoi organi e per vivere la tua giornata.
L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che ha la funzione di legarsi al glucosio presente nel sangue, che così può essere utilizzato dalle cellule.
Nel diabete di tipo 1, il pancreas non produce insulina e quindi lo zucchero resta bloccato nel sangue, alzando i livelli della glicemia (iperglicemia). La presenza di una quantità di zucchero eccessiva porta a una serie di conseguenze:
- nel breve termine: minzione frequente, sete intensa, stanchezza, affaticamento, difficoltà di concentrazione, vista offuscata.
- a lungo termine: danni ai vasi sanguigni, microaneurismi, emorragie, danni alla vista, nefropatia e degenerazione muscolare.
Nel diabete il metabolismo (sistema per produrre energia) cellulare cambia e il corpo utilizza altre sostanze per sopravvivere producendo però danni gravi a se stesso.
L’insulina è un aiuto con cui controllare il diabete e migliorare la propria qualità di vita.
3. Impara a conoscere i tuoi numeri
La gestione del diabete si basa sul mantenere il livello di zuccheri del sangue nella norma.
Valori normali:
- a digiuno tra i 70 e i 99 mg/dL
- dopo i pasti: inferiore ai 140 mg/dL
Iperglicemia:
- a digiuno: pari o superiori a 130 mg/dL
- dopo i pasti maggiore di 180 -200 mg/dL
Ipoglicemia: valore inferiore ai 70 mg/dL
L’ipoglicemia si divide in tre livelli di gravità:
- Livello 1: fino a 54 mg/dL valore di attenzione
- Livello 2: inferiore ai 54 mg/dL clinicamente significativa
- Livello 3 grave non c’è un numero ma vi è una compromissione cognitiva e fisica del soggetto.

Chi ha il diabete di tipo 1 lotta continuamente con l’iperglicemia, che deve essere controllata attraverso un monitoraggio costante e con l’assunzione dell’insulina. Quest’ultima però dovrà essere dosata in modo adeguato secondo un piano terapeutico concordato con il proprio medico per evitare le ipoglicemie.
4. Il tempo in “Target”
I tuoi livelli di zucchero cambieranno continuamente durante il giorno: è normale. L’obiettivo della terapia non è la perfezione, ma il Time in Range (TIR) o Tempo in Target.
Il Time in Range rappresenta la percentuale di tempo che una persona con diabete trascorre all’interno di un intervallo di sicurezza.
Secondo le linee guida internazionali recepite dall’AMD (Associazione Medici Diabetologi) e dalla SID (Società Italiana di Diabetologia), l’intervallo standard per la maggior parte degli adulti con diabete di tipo 1 o tipo 2 è compreso tra:
- 70 e 180 mg/dL
L’obiettivo è rimanere circa il 70% della giornata in questa fascia.
Il tempo Target non può essere misurato con il glucometri tradizionali, ma si calcola grazie ai sistemi CGM (Monitoraggio Continuo del Glucosio). Sono dispositivi che utilizzando un piccolo sensore applicato sulla pelle che misura in automatico il livello di glucosio all’interno del liquido interstiziale.
5. Riconosci le ipo e le iperglicemie
Ovviamente la sintomatologia può essere diversa da ogni individuo. Qui di seguito indichiamo quali sono gli effetti più ricorrenti:
- Ipoglicemia (Glicemia sotto i 70 mg/dL): ti senti tremare, hai sudori freddi, fame improvvisa, battito accelerato o confusione.
- Iperglicemia (Glicemia alta): senti molta sete, hai bisogno di urinare spessissimo, avverti stanchezza profonda o vista offuscata.

Gli effetti possono essere diversi per ogni soggetto, con conseguenze sul proprio corpo molto soggettive.
L’importante è imparare a riconoscere quando è in atto una crisi, annotando su un diario glicemico come e quando si verifica.
6. I carboidrati: non sono una minaccia
Dire “ho il diabete, quindi non mangerò mai più pasta o pane” è un errore e un mito da sfatare. Il tuo corpo ha bisogno di carboidrati. Ciò che è importante è la qualità degli stessi e l’abbinamento. In questo contesto il nostro consiglio è di farsi aiutare da un professionista nel settore dell’alimentazione e da un diabetologo nell’individuare i carboidrati da assumere e quali sono quelli con livelli di glicemia più facili da gestire.
Ad esempio potrebbe essere utile scegliere dei carboidrati integrali più ricchi di fibre, può essere utile, dato che assorbono gli zuccheri. Anche affiancare pasta e pane a verdure può essere utile per ridurre l’assorbimento del glucosio.
Un profilo alimentare deve essere ben strutturato e contenere anche proteine e grassi sani che evitano così picchi glicemici.
7. Il supporto tecnologico e biologico
Oggi gli strumenti tecnologici che aiutano a controllare il diabete sono diversi. Il primo è il glucometro, con cui individuare in tempo reale il glucosio capillare. Esistono poi i CGM (Continuous Glucose Monitors): piccoli sensori grandi come una moneta che si applicano sul braccio o sull’addome.
Incorporano un ago che permette di entrare in contatto con il glucosio presente nelle cellule interstiziali e di misurare la glicemia continuamente. I dati poi vengono inviati direttamente a un dispositivo o al tuo smartphone, mostrandoti con delle frecce se lo zucchero sta salendo o scendendo.
Alla tecnologia si affianca anche un supporto biologico. Sono i cani da diabete, animali preparati con un protocollo scientifico a individuare e segnalare le variazioni di glicemia in chi ha il diabete. Non sostituiscono la tecnologia ma possono contribuire a migliorare la qualità della vita, dando sicurezza e soprattutto offrendo un sostegno continuo grazie alla loro presenza.

8. Il movimento aiuta a controllare il diabete
L’attività fisica è una delle armi più potenti che hai a disposizione. Quando ti muovi (anche solo una camminata a passo svelto di 30 minuti dopo i pasti), i tuoi muscoli consumano lo zucchero nel sangue per usarlo come energia, senza bisogno di chiedere aiuto all’insulina.
Lo sport abbassa la glicemia nell’immediato e migliora la sensibilità del corpo ai farmaci nelle ore successive.
Anche qui è necessario calcolare bene lo sforzo fisico, scegliendo con attenzione attività che aiutano a bruciare zuccheri senza incorrere in picchi di ipoglicemia.
9. Affidati a un team medico
Non sei solo in questo percorso. Intorno a te deve crearsi un team di professionisti: il diabetologo, l’infermiere di diabetologia, il nutrizionista e, in molte realtà (come in Progetto Serena), i cani da allerta diabete.
Non avere paura di fare domande durante le visite, anche quelle che ti sembrano banali. Segna i tuoi dubbi su un taccuino e portalo con te.
10. Fai un passo alla volta
La diagnosi di diabete richiede un adattamento psicologico. Ci saranno giorni ottimi e giorni in cui, pur avendo fatto tutto bene, la glicemia sarà alta a causa dello stress, di un raffreddore o del ciclo ormonale.
Non colpevolizzarti. Il diabete si gestisce un giorno alla volta, una misurazione alla volta. Con il tempo, queste nuove abitudini diventeranno automatiche, con il passare del tempo.


