La Peste Suina Africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa e letale che colpisce esclusivamente i suidi, sia domestici che selvatici (come i cinghiali). Non c’è una cura e quindi diventa essenziale prevenire la sua diffusione evitando eventuali contagi.
La PSA è una minaccia diretta per il benessere degli animali, e per l’intera filiera legata alle carni dei suini e a quella dei salumi che in Italia ha raggiunto nel 2025 i 48 miliardi di euro fatturato. Sconfiggere la PSA è possibile grazie a un’attenta strategia di biosicurezza finalizzata a impedire l’ingresso delle carni infette. Alle tecnologie si aggiungono nuove strategie di prevenzione in Italia come i cani PSA.
Cos’è la PSA
L’agente eziologico responsabile dell’infezione è un virus a DNA appartenente alla famiglia Asfarviridae, genere Asfivirus. L’infezione colpisce solo gli animali e non si trasmette all’uomo. Il quadro clinico negli animali colpiti si manifesta con sintomi acuti tra cui febbre molto elevata, inappetenza, marcata debolezza, aborti spontanei, lesioni cutanee ed emorragie interne severe che conducono rapidamente alla morte dell’animale.

Ad oggi non esiste un vaccino efficace né una cura specifica per contrastare la PSA, fattore che rende il contenimento e la prevenzione le uniche armi disponibili per evitare il collasso degli allevamenti. Un elemento di fondamentale rilevanza riguarda l’estrema resistenza del virus nell’ambiente: l’agente patogeno è in grado di sopravvivere per molti mesi nel terreno, nelle carcasse di animali morti e, soprattutto, nei prodotti a base di carne suina non cucinata, come salumi, prosciutti e carni affumicate o stagionate.
Storicamente endemica nell’Africa sub-sahariana, la PSA ha esteso la sua presenza a livello globale. Dopo la prima comparsa in Europa orientale nel 2007 (in Georgia, Armenia e Azerbaigian), si è diffusa progressivamente all’interno dei Paesi dell’Unione Europea a partire dal 2014.
In Italia la malattia è presente in modo endemico in Sardegna fin dal 1978, ma la situazione ha subito una drastica escalation epidemiologica con la recente introduzione del virus sul territorio continentale, a partire dai primi focolai riscontrati negli ungulati selvatici in Piemonte (Ovada) e Liguria.
Come si trasmette
La trasmissione della Peste Suina Africana avviene attraverso differenti vie dirette e indirette, caratterizzate da un’elevata efficienza epidemica:
- contatto diretto: l’infezione si trasmette facilmente mediante il contatto ravvicinato tra animali sani e soggetti infetti, attraverso il fluido nasale, la saliva, le urine, le feci o il sangue;
- ingestione di cibo contaminato: rappresenta uno dei vettori principali di diffusione su lunga distanza. L’ingestione da parte di suini o cinghiali di scarti di cucina, mangimi contaminati o prodotti derivati da carni infette (come insaccati portati al seguito da viaggiatori) introduce il virus in territori precedentemente indenni;
- vettori indiretti e fomiti: il virus può essere trasportato accidentalmente dagli esseri umani tramite calzature, indumenti, attrezzature agricole, veicoli per il trasporto di animali o camioncini non adeguatamente disinfettati:
- vettori biologici: in determinati contesti geografici, il virus può essere veicolato dalle punture di zecche.

In questo scenario, la mobilità umana e il commercio transfrontaliero non controllato costituiscono l’elemento di maggiore vulnerabilità. Anche un singolo alimento artigianale infetto come il classico “salame nostrano nella valigia” o prodotti casalinghi non certificati dimenticato o disperso nell’ambiente, può scatenare un focolaio epidemico di proporzioni devastanti tra i cinghiali selvatici e da questi trasferirsi agli allevamenti dei suini domestici.
Conseguenze economiche
Sebbene la PSA non costituisca alcun rischio per la salute dell’uomo, poiché il virus non è trasmissibile alla specie umana, le sue conseguenze socio-economiche sono di portata catastrofica. L’insorgenza di un focolaio epidemico impone l’applicazione di severissimi protocolli di eradicazione sanciti dalle normative internazionali ed europee, che prevedono l’abbattimento sistematico (stamping out) di tutti i suini presenti nell’azienda colpita e nelle aree di protezione limitrofe.
L’impatto economico si articola su diversi livelli di gravità:
- danni all’ecosistema: il virus attacca le specie di suini selvatici determinando una riduzione drastica della popolazione;
- perdita del patrimonio zootecnico e chiusura delle aziende: l’abbattimento di centinaia di migliaia di capi comporterà ingenti perdite dirette di fatturato per gli allevatori, con il rischio concreto di fallimento per le imprese agrozootecniche e conseguente distruzione di posti di lavoro lungo tutta la filiera;
- blocco dell’export e sanzioni commerciali: il riscontro della PSA in un Paese comporta l’immediata chiusura dei mercati internazionali alle esportazioni di carni suine e insaccati. Per l’Italia, il cui settore dei salumi rappresenta un’eccellenza globale con un fatturato di 48 miliardi solo per il 2025, la sospensione dell’export verso paesi chiave (come accaduto per la Cina e altri mercati terzi) causa un danno finanziario incalcolabile.
- ripercussioni sui prezzi e sulla filiera alimentare: le riduzioni della produzione di carne e le restrizioni alla circolazione delle merci generano instabilità nei mercati, provocando un sensibile aumento dei prezzi della carne al consumo a livello europeo.
Cosa si può fare per combatterla
In assenza di cure o vaccini, la lotta alla PSA si fonda esclusivamente sulla rigorosa applicazione della biosicurezza, sul monitoraggio della fauna selvatica e sull’intercettazione precoce dei vettori di contagio ai confini e nei punti di ingresso.
Le direttive del Ministero della Salute e dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) individuano tre pilastri fondamentali: la prevenzione proattiva, l’individuazione tempestiva e la rapida segnalazione dei casi.
Il ruolo dei cani PSA di Progetto Serena APS
Un contributo rivoluzionario nella lotta alla PSA è rappresentato dal Progetto P.S.A. Control Dog, sviluppato da Progetto Serena APS sotto la direzione del Dott. Roberto Zampieri in collaborazione con l’Asl di Sassari. Il progetto sfrutta lo straordinario olfatto canino per identificare il volatiloma — l’insieme dei composti organici volatili (VOCs) emessi dai tessuti biologici e dai prodotti a base di carne suina infetta dal virus della PSA.
Basandosi su un protocollo scientificamente validato e modulare (già impiegato con successo per lo screening di altri agenti patogeni e infezioni virali), i binomi cane-conduttore vengono addestrati a riconoscere in modo rapido, non invasivo ed estremamente preciso la presenza di carne infetta non certificata o illegale. L’impiego delle unità cinofile nei punti strategici consente di effettuare controlli rapidissimi: un cane è in grado di ispezionare un veicolo in meno di un minuto e un bagaglio personalizzato in pochissimi secondi.
I cani molecolari di Progetto Serena svolgono un ruolo fondamentale soprattutto nel rilevare il traffico informale o illegale di alimenti casalinghi (come insaccati portati nelle valigie o trasportati in camioncini e furgoni), difficile da intercettare con le tradizionali ispezioni visive.
I risultati ottenuti nella sperimentazione pilota condotta in Sardegna hanno dimostrato non solo l’efficacia tecnica dell’olfatto canino, ma anche un enorme effetto deterrente, riducendo drasticamente l’introduzione di carni non tracciate.
La prevenzione in tutti Italia
Ad oggi la Regione Sardegna è l’unica ad aver promosso l’utilizzo in modo permanete dei cani PSA di Progetto Serena Onlus, con una collaborazione che ormai dura dal 2022. Il risultato è stato la debellazione delle malattia sul territorio. Grazie alla prevenzione dovuta agli screening dei cani PSA, si evitano eventuali futuri contagi.
L’utilizzo di questi cani potrebbe essere utile su scala nazionale con l’impiego in tutti i principali porti e aeroporti con punti di biosicurezza attive e controlli che hanno il fine di evitare l’introduzioni di carni infette.
No, la PSA non costituisce alcun rischio per la salute umana, poiché il virus non è trasmissibile alla nostra specie e colpisce esclusivamente i suidi, sia domestici che selvatici (come i cinghiali).
Gli esseri umani possono agire da vettori indiretti trasportando il virus su calzature, indumenti, veicoli o attrezzature non disinfettate. Il rischio maggiore deriva però dal cibo: il virus resiste a lungo nei prodotti a base di carne non cucinata (come prosciutti, insaccati casalinghi o carni affumicate). Se un viaggiatore trasporta salumi contaminati e li disperde o ne abbandona gli scarti nell’ambiente, questi possono essere ingeriti da cinghiali o maiali, innescando un focolaio epidemico.
I cani PSA sono cani molecolari preparati dall’associazione Progetto Serena Aps (unica in Italia ad avere il protocollo per la loro formazione) per individuare la presenza di carni infette nei veicoli o bagali.

