Cane caregiver: cos’è e cosa fa

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Cane caregiver: cos’è e cosa fa
Cne Caregiver
Il cane caregiver o di assistenza è un animale preparato a svolgere una serie di compiti con cui si supporta una persona con una patologia a vivere meglio. L'esempio tipico è il cane da diabete. Ecco cosa sapere.

Tempo di lettura: 7 minutes

Indice dei contenuti

Oltre l’amicizia, c’è la bio-rilevazione. Un cane non è solo un compagno, può diventare un vero e proprio supporto salvavita. Sono i cani caregiver (o service dog): animali preparati con uno specifico percorso a supportare persone con una patologia. 

Nati negli anni ’90 tra USA e Regno Unito, dal 2014 grazie all’ente no profit Progetto Serena APS sono presenti anche Italia con un protocollo unico e innovativo. Grazie ai service dog si supportano persone con diabete, epilessia e autismo, migliorandone radicalmente l’autonomia e la qualità della vita. 

Cos’è un cane caregiver

Un cane caregiver o service dog è un cane preparato a supportare le persone che hanno una specifica patologia. La loro presenza permette di alleviare alcuni aspetti di una malattia e migliorare in generale la condizione di vita della persona che assistono. 

Sono una sorta di biosensore intelligente e naturale, dato che riescono a individuare il verificarsi di un preciso evento chimico che si verifica nel corpo umano e a segnalarlo in modo che si possa intervenire in tempo. 

L’esempio è quello dei cani da diabete che segnalano la variazione di glicemia nel momento in cui si verifica. 
La particolare formazione dei cani caregiver permette loro di valutare anche la gravità di un evento legato alla patologia e, in caso di necessità, chiamare aiuto.

Protocollo A.d.f

Come funziona il cane da assitenza: il protocollo A.D.F.

I cani riescono a individuare il verificarsi di un evento legato a una patologia dalla variazione di odore dei VOCs (composti organici volatili). Sono microparticelle emesse da ogni corpo attraverso sudore, saliva, respiro e altre secrezioni, che cambiano odore in base a specifiche reazioni chimiche. 

Attraverso un protocollo strutturato e con basi scientifiche si insegna al cane a individuare questo odore e ad agire di conseguenza. Il protocollo utilizzato è l’A.D.F. (Alert Dog Family), o protocollo cane allerta in famiglia. È stato creato in Italia nel 2012, creato da Progetto Serena ad opera del dottor Roberto Zampieri, ed è l’unico sistema presente in Europa che permette la preparazione dei cani in famiglia. Le basi del protocollo sono:

  • si utilizza il cane della famiglia ed è di proprietà della famiglia/ persona;
  • il cane è preparato a casa della persona che ha la patologia e vive a casa;
  • la persona/famiglia con la patologia è parte attiva della preparazione;
  • il percorso dura 24 mesi sotto la supervisione di un istruttore certificato in cani allerta che va una volta a settimana a casa. 

Il protocollo è modulare: ciò significa che può essere applicato a una serie di patologie. Inoltre è studiato in pieno rispetto del benessere animale. Per un cane caregiver di Progetto Serena assistere una persona non è un lavoro, ma una cosa del tutto naturale.

Cosa può fare concretamente il cane caregiver

I cani da assistenza possono svolgere diversi compiti. Non si parla di addestramento, ma di formazione dato che il cane acquisisce diverse competenze con cui allerta, valuta e agisce in modo diverso in base a ciò che percepisce.

Inoltre, grazie all’empatia che si instaura attraverso la formazione in famiglia,  il cane instaura un forte legame con chi assiste, cosa che lo aiuta a interpretare anche le variazioni dei micro-comportamenti in concomitanza con uno specifico evento. Entriamo nel dettaglio.

1. Rilevazione precoce

I cani da assistenza rilevano le variazioni chimiche che una patologia determina nel corpo umano attraverso i VOCs. Ad esempio, nel caso di chi ha il diabete, è stato dimostrato che nel momento in cui si verifica una crisi glicemica i VOCs cambiano odore e l’elevata capacità olfattiva del cane riesce a individuare questa variazione.

Il cane da diabete segnala proprio quando si verifica l’evento glicemico, anticipando i sensori e le tecnologie di 10-15 minuti. Queste ultime utilizzano i livelli di glucosio nelle cellule interstiziali, il cui valore varia a distanza proprio di 10-15 minuti.

Come segnala il cane allerta per il diabete

2. Segnalazione

Una volta percepita la variazione, il cane è preparato ad “allertare” la famiglia (nel caso di un minore) o chi soffre di una patologia del verificarsi di un preciso evento. Riprendendo sempre l’esempio del cane da diabete, l’animale avverte che c’è una crisi glicemica in atto. La persona potrà così controllare se è in fase di ipo o iperglicemia ed effettuare la relativa correzione.

Per “allertare la persona” il cane utilizza un comportamento specifico:

  • nose-bump: tocca con decisione il proprietario con il muso, solitamente sulla mano o sulla gamba;
  • zampata: richiama l’attenzione in modo insistente finché non riceve risposta;
  • abbaio: il cane utilizza l’abbaio per richiamare l’attenzione;
  • leccare: si avvicina a un punto del corpo in particolare e lo lecca;
  • prende un oggetto: gli viene insegnato a prendere un oggetto che identifichi che è in atto una situazione di pericolo per la persona con la patologia;
  • altro: eventuali comportamenti naturali.

Se il proprietario ignora il segnale, ad esempio perché è distratto o sta dormendo, il cane intensifica la segnalazione, oppure va a chiamare aiuto. Inoltre al cane viene insegnato a utilizzare uno strumento tecnologico, il Kit Serena fornito dalla società Secretel. È un tappetino collegato ad un’app: il cane premendolo, fa partire subito una chiamata e un messaggio su diversi numeri di telefono.

3. Monitoraggio notturno

Uno dei momenti più pericolosi per chi vive una patologia è il sonno. Durante la notte i segnali di una malattia sono difficilmente individuabili. Si tratta di un fattore che genera ansia sia nella persona che ne soffre, sia in chi è vicino a quest’ultima (famiglia, partner). 

Un cane rimane vigile anche quando riposa. Se percepisce la variazione di odore o un particolare evento come un aumento o diminuzione di temperatura, modifica del regolare battito cardiaco ecc, è preparato per svegliare il paziente. Se quest’ultimo non risponde al suo segnale, andrà a chiamare aiuto.

4.  Stabilità in ambienti pubblici

Grazie al percorso educativo che dura  24 mesi, il cane non è solo un “naso”, ma un compagno impeccabile dal punto di vista comportamentale. Chi ha una patologia acquista una maggiore indipendenza personale e sicurezza di poter andare ovunque:

  • in volo e nei luoghi affollati: Il cane sa rimanere calmo, silenzioso e accucciato sotto i piedi del proprietario per ore, ignorando cibo, persone o altri animali;
  • discriminazione degli stimoli: sa distinguere l’odore della crisi vera e propria da altri odori “forti” (profumi, cibo, stress comune), evitando falsi allarmi.

5. Riduzione dell’ansia e supporto Emotivo

Oltre all’aspetto tecnico, il cane ha un impatto profondo sulla salute psico-fisica di chi supporta. Sapere che il cane “veglia” su di sé riduce drasticamente lo stress da monitoraggio continuo.

La sua presenza permette a bambini e ragazzi di vivere una vita più normale (gite, sport, viaggi), sapendo di avere un angelo custode sempre allerta.

Cane da supporto e tecnologie

Il cane caregiver non si sostituisce a un medico o a un infermiere, non guarisce da una patologia né riduce le somministrazioni di un medicinale o i controlli. Il ruolo di un cane da assistenza è di supporto. Il suo utilizzo permette di rendere le tecnologie mediche sempre più efficaci, confermando le segnalazioni.

Diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che i cani da allerta riescono a segnalare con certezza tra il 95%-98% delle variazioni di odore dei VOCs in un corpo umano, un ausilio medico a tutti gli effetti che offre affidabilità, sicurezza ed empatia.

FAQ

I cani da assistenza e i cani da supporto emotivo sono la stessa cosa? 

No, il cane da assistenza è un animale formato con un preciso protocollo a compiere una serie di comportamenti che alleviano gli effetti di una patologia medica. I cani da supporto emotivo invece non compiono azioni specifiche, ma basta la loro presenza a produrre un beneficio sociale e psicologico.

Quali cani possono svolgere il ruolo di caregiver?

Tutti i cani possono svolgere il ruolo di caregiver a quattro zampe indipendetemente da razza, sesso, ed età. Devono però essere socializzati e non avere comportamenti aggressivi contro animali o persone.

Quanto dura la preparazione di un cane da assistenza? 

La formazione di un cane da assistenza dura 24 mesi, periodo  in cui l’animale apprende sotto la guida di un istruttore certificato per cani allerta tutte le competenze per segnalare e valutare la gravità di un evento collegato a una patologia.

Chi forma i cani da servizio in Italia?

L’unica associazione non profit ad avere un protocollo per cani da assistenza in famiglia è Progetto Serena APS.

Quanto costa un cane caregiver?

Il costo della formazione con Progetto Serena APS è di 5.000 € per il percorso completo che dura 24 mesi.

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