Il protocollo di Progetto Serena APS per i cani da diabete ha rivoluzionato il modo di formare i cani da allerta medica. Prima della sua comparsa i costi erano proibitivi, con un percorso lontano dalla persona con diabete e l’intervento di diversi professionisti.
Il cane poi, doveva essere restituito una volta completata la sua attività.
Con il Protocollo Serena, il cane è della famiglia e tutti possono iniziare il percorso: i costi sono ridotti e si avrà il supporto di un solo istruttore certificato. Un sistema che negli ultimi 14 anni ha portato i cani da assistenza a diventare operativi in Italia in sempre nuovi settori. Pochi sanno, però che il protocollo Progetto Serena è un prodotto 100% Made in Italy.
Protocollo Made in Italy
Il protocollo cani da allerta diabete non è semplicemente una sequenza di comandi impartiti a un animale, ma un sistema complesso di interazioni biologiche e cognitive. Il metodo nasce nel 2013 come sperimentazione innovativa a Verona ad opera di un cinofilo esperto in cani da assistenza, oggi dottore in Scienze della Formazione Cinotecnica: il dott. Roberto Zampieri.
Alla base della sua idea vi era quella di utilizzare a vantaggio del cane e della persona che viene assistita il forte legame empatico che si crea tra uomo e animale. Grazie ad esso, il cane diventa un supporto biologico per chi ha il diabete. Il cane dal suo punto di vista ha per tutta la sua vita una famiglia che lo accudirà e che gli vorrà bene.

L’innovazione Italiana
La specificità del protocollo D.A.D.F. (Diabetic Alert Dog in famiglia) risiede nella costruzione di una relazione simbiotica tra il cane e chi ha il diabete, dove l’allerta è il frutto di una cooperazione basata sul riconoscimento olfattivo delle variazioni glicemiche e dei micro-cambiamenti comportamentali.
Il cane impara ad individuare le variazioni di odore nei VOC (Composti Organici Volatili) che avvengono nelle persone che hanno il diabete nel momento in cui si ha una crisi. Inoltre, grazie al contatto quotidiano con la persona con diabete, il cane apprende anche a interpretare i micro-comportamenti che si verificano durante una crisi.
Differenze con l’addestramento europeo e USA
Questo aspetto si differenzia nettamente dalla procedura di addestramento applicata in Europa e nel mondo anglosassone per i cani da allerta. In questi casi, il cane è affidato a una persona che lo educa chiamata puppy walker, e poi a un istruttore che lo addestra prima di entrare in contatto con la persona con diabete che deve supportare.
In Progetto Serena il cane non è addestrato ma formato in famiglia. Il percorso avviene in famiglia con la partecipazione della persona con diabete e con un istruttore che si reca una volta a settimana a casa della persona con diabete per formare il cane nei successivi 24 mesi.
Attenzione il cane allerta diabete non si sostituisce a un medico o un infermiere, non guarisce il diabete ne riduce le somministrazioni di insulina o i controlli con il glucometro. Il ruolo di un cane allerta diabete è di supporto
Empatia alla base dell’allerta
Il cane da diabete, durante la formazione, acquisisce competenze con cui riconoscere le crisi glicemiche, ne valuta la gravità e le segnala.
In caso di crisi più intense, impara anche a chiamare aiuto. La capacità di rilevare una crisi glicemica di un cane da allerta preparato da Progetto Serena è pari al 98% di segnalazioni certe, con una tempistica che anticipa di 15-20 minuti gli strumenti tecnologici.
Questa sua capacità è dovuta proprio al legame empatico che si instaura tramite la formazione in famiglia. Il cane impara a convivere con la persona con diabete, vivendo insieme a lui ogni giorno. Per lui individuare la variazione glicemica è un qualcosa di normale, non uno stress o un lavoro. Ciò permette al cane di essere sempre al fianco di chi ha il diabete in ogni momento.

Un’intuizione dimostrata dalla scienza
Roberto Zampieri intuì il ruolo dell’empatia agli inizi del 2012, elaborando il suo protocollo. Ricordiamo che quello di Progetto Serena è oggi l’unico percorso formativo per cani allerta supportato da basi scientifiche, grazie a una ricerca ancora in corso da parte del Prof. Enzo Bonora e dell’Università di Verona.
Inoltre, il protocollo è stato registrato e pubblicato sulla rivista scientifica Heliyon, in cui si dimostra la sua efficacia dal punto di vista proprio scientifico.
Nel 2016 una successiva ricerca pubblicata su Diabetes Res Clin Pract e sulla National Library of Medicine ha poi evidenziato come il ruolo dell’empatia sia fondamentale per permettere ai cani di ottenere una capacità quasi infallibile di rilevare le ipo- e le iperglicemie.
Non sono un dottore, non mi sostituisco a nessuna moderna tecnologia, non curo il diabete, ma se ti prenderai cura di me… io mi prenderò cura di te per sempre.
Efficacia del protocollo
Il protocollo di Progetto Serena si è dimostrato efficace negli ultimi 14 anni. Oggi sono 235 i cani operativi per l’allerta diabete in Italia e sono più di 300 le famiglie che hanno il supporto di questi animali.
Il rispetto del benessere del cane, unito al forte legame empatico che si instaura con la persona con diabete, porta enormi benefici sia alla persona con diabete, sia al cane. Hanno effetti positivi anche i familiari, il partner e tutti coloro che vivono loro intorno.
FAQ
Il nome Progetto Serena fa riferimento a un protocollo innovativo Made in Italy per la formazione dei cani da allerta. Inoltre, è utilizzato dall’associazione che ha codificato e registrato il protocollo, diffondendolo in tutta Italia.
Un cane da allerta non rileva il diabete, ma la variazione di odore che avviene nel momento in cui si sviluppa una crisi glicemica.
I cani da allerta utilizzano i VOC (Composti Organici Volatili) per individuare le variazioni metaboliche attraverso l’olfatto. Queste si verificano in contemporanea con le crisi glicemiche, mentre i sensori prendono come riferimento il glucosio presente nelle cellule interstiziali.


