Addestramento cani allerta: step by step

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Addestramento cani allerta: step by step
Addestramento cani allerta
L'addestramento / formazione di un cane allerta seguono specifici step. Scopri in questa guida quali sono e come richiedere un cane allerta per il diabete.

Tempo di lettura: 7 minutes

Indice dei contenuti

L’addestramento dei cani allerta è un percorso con cui un cane da compagnia diventa un supporto per una persona con diabete. In un articolo precedente abbiamo già analizzato il motivo per cui non si parla di addestramento, ma di formazione

Ai fini pratici, in questo contesto, useremo le due parole come sinonimi. Quali sono, quindi, i passaggi che portano un cane a diventare un cane per diabetici? Li abbiamo riassunti in questo articolo.

1. Selezione e valutazione iniziali

Il percorso di addestramento “diabetic alert dog” (cane allerta diabete) si svolge in famiglia, con la partecipazione attiva sia della persona con diabete e dei suoi parenti (nel caso si tratti di un minore). 

Il cane deve vivere a casa e condividere la quotidianità con la persona diabetica. La collaborazione della famiglia è fondamentale per la sua formazione.

Di conseguenza, la prima valutazione riguarda la disponibilità della famiglia a intraprendere questa tipologia di impegno che durerà circa 24 mesi per la formazione e per tutta la vita del cane. 

Addestramento cani allerta gli step

Il passo successivo è la scelta del cane più adatto. Se in casa ne esiste già uno di età inferiore ai 5 anni, l’istruttore valuterà le sue competenze sociali. Se queste sono adeguate e c’è un forte legame con la persona diabetica, è preferibile procedere con la sua formazione.

Invece, se in famiglia non c’è ancora un cane, si valuterà se adottare un cucciolo o un cane già adulto, da un allevamento o da un canile, che abbia buone caratteristiche comportamentali e caratteriali.

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2. Formazione olfattiva

La fase successiva riguarda la formazione del cane allerta. Il cane viene abituato a discriminare l’odore legato al diabete, utilizzando tamponi di cotone imbevuti di saliva della persona con diabete.

Questi tamponi vengono prelevati in tre condizioni:

  • normoglicemiche: glicemia regolare;
  • ipoglicemiche: glicemia bassa;
  • iperglicemiche: glicemia alta.

L’istruttore aiuta il cane a individuare le variazioni di odore che indicano una situazione di ipoglicemia o iperglicemia.

La discriminazione non è specifica, ma generica. Ciò significa che l’istruttore non insegna al cane a distinguere tra ipoglicemia e iperglicemia, uno stress aggiuntivo inutile, ma solo a riconoscere la variazione di odore rispetto alla glicemia normale

La formazione si basa sempre su metodi positivi, senza alcuna coercizione, ma con il meccanismo del rinforzo positivo, che può essere un “bravo” o un bocconcino, dato al cane nel momento in cui esegue il compito richiesto.

Attenzione il cane allerta diabete non si sostituisce a un medico o un infermiere, non guarisce il diabete ne riduce le somministrazioni di insulina o i controlli con il glucometro. Il ruolo di un cane allerta diabete è di supporto.

3. Segnalazione

Una volta associato l’odore, il cane viene preparato a segnalare le variazioni glicemiche con un comportamento specifico, definito “chiamata” o “segnalazione”. Quasi sempre si utilizzano comportamenti spontanei del cane, individuati dall’istruttore durante la precedente fase di associazione.

Come segnala il cane allerta per il diabete

Le modalità di segnalazione del cane sono diverse:

  • abbaio;
  • usa la zampa;
  • leccherà la persona;
  • tocca con il muso;
  • prende un oggetto;
  • preme un interruttore.

In casi particolari, l’istruttore di cani allerta può valutare di insegnare un comportamento specifico, se necessario per il percorso. Ad esempio, per un bambino piccolo con diabete, potrebbe essere utile insegnare al cane a prendere la mano del genitore e portarlo vicino alla culla rispetto all’abbaio.

4. Sviluppo dell’empatia

La relazione empatica tra cane e paziente con diabete è fondamentale affinché il cane allerta riesca a segnalare il 98% delle variazioni glicemiche esatte

L’istruttore si impegna a rafforzare questo legame, fornendo alla famiglia e alla persona con diabete una serie di informazioni utili per interpretare i comportamenti del cane e interagire con lui in modo adeguato.

Fattori comportamentali

È per questo motivo che la formazione avviene in famiglia. Una ricerca del 2015, pubblicata sul National Library of Medicine, ha dimostrato che grazie all’empatia, un cane allerta riesce a percepire le micro-variazioni nei comportamenti della persona con diabete, dovute proprio alle alterazioni glicemiche.

Quindi, un cane allerta unisce l’olfatto a questa capacità empatica per valutare la pericolosità delle crisi glicemiche e agire di conseguenza.

Non sono un dottore, non mi sostituisco a nessuna moderna tecnologia, non curo il diabete, ma se ti prenderai cura di me… io mi prenderò cura di te per sempre.

5. Compiti accessori

Premettiamo che al cane si insegnano solo attività utili e finalizzate al supporto della persona con diabete. In quest’ottica, non si perde tempo su compiti come aprire il frigo, prendere un succo di frutta o altre azioni sceniche. 

I compiti accessori alla segnalazione saranno quelli che possono aiutare la persona con diabete a superare la crisi glicemica. Eccone alcuni esempi:

  • chiamare aiuto in casa;
  • fare una segnalazione notturna;
  • utilizzare un particolare tappetino elettronico per inviare un messaggio di emergenza a parenti o amici;
  • avvicinarsi a un passante in strada e segnalare la crisi, nel caso in cui l’evento si verifichi fuori casa. Oggi un’associazione come Progetto Serena APS ha creato una medaglietta specifica chiamata PetTag Serena che può essere scansionata da qualsiasi cellulare e contiene le informazioni utili per gestire la crisi glicemica;
  • portare la borsetta contenente il glucometro.

6. Generalizzazione

L’addestramento e la formazione del cane vengono progressivamente spostati dalla casa agli ambienti esterni più frequentati dalla persona diabetica (casa, scuola, sport, attività quotidiane). In questo modo, il cane impara a lavorare anche in situazioni di vita reale.

Questa formazione all’esterno avviene gradualmente, partendo da ambienti con minori distrazioni e aumentandole man mano, al fine di riprodurre la vita reale. Ciò permette alla persona con diabete di portare il cane ovunque e di avere la certezza che segnalerà ogni variazione glicemica importante, con enormi vantaggi per il miglioramento della qualità della vita.

7. Operatività del cane

Il percorso D.A.D. (Diabetic Alert Dog) dura dai 18 ai 24 mesi. Durante questo periodo, i progressi del cane sono monitorati dall’istruttore e dal direttore tecnico dell’associazione no profit con cui il tecnico collabora. 

Al termine del percorso, si effettua una verifica delle competenze del cane e, una volta che è stato dichiarato operativo, si consegna uno specifico attestato alla persona con diabete e alla sua famiglia.

Istruttore e cane che guarda il glucometro

8. Supporto dopo la formazione


Una volta completata la formazione, la famiglia e la persona con diabete continueranno a ricevere il supporto da parte dell’istruttore e dell’associazione che ha fornito il protocollo per i cani allerta diabete. 


Bisogna considerare che, negli anni, alcune competenze del cane devono essere mantenute. Questa operazione può essere svolta dalla persona con diabete autonomamente, grazie alla sua partecipazione attiva al programma, ma in caso di necessità l’istruttore che ha partecipato alla formazione interverrà per fornire il suo supporto.

A chi chiedere un cane allerta diabete?

Un cane allerta diabete non viene consegnato “chiavi in mano”, ma deve essere formato secondo uno specifico protocollo, svolto in famiglia, che dura dai 18 ai 24 mesi. 

Oggi, l’unica associazione che offre questa opportunità è Progetto Serena APS. È l’ente che ha creato il protocollo per i cani allerta in famiglia in Italia nel 2014, l’unico modello di formazione strutturato e con basi scientifiche oggi presente nel nostro Paese. 

Inoltre, è un ente no profit, il più grande in Italia per la formazione di cani allerta, con più di 10 anni di esperienza, 60 istruttori in ogni regione e più di 200 cani tra formati e operativi.

Addestramento cani allerta: domande frequenti

Perché non si dice “addestramento cani allerta”, ma “formazione”?

La preparazione di un cane allerta è definita “formazione” poiché il cane non risponde a uno specifico input, come avviene nell’addestramento, ma valuta le varie informazioni che riceve (odore, comportamento) e sceglie in autonomia come agire.

Chi prepara i cani allerta diabete in Italia?

I cani allerta diabete in Italia sono preparati dall’associazione Progetto Serena APS, un ente privato no-profit che ha creato il protocollo “Diabetic Alert Dog in famiglia” nel 2014.

Che cosa significa D.A.D.?

D.A.D. è l’acronimo di “Diabetic Alert Dog”, il termine con cui si identifica in Italia il protocollo per i cani allerta diabete in famiglia, creato nel 2014 dal dottor Roberto Zampieri.

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