Cani molecolari di Progetto Serena e biosicurezza nazionale: il progetto PSA Control DOG

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Cani molecolari di Progetto Serena e biosicurezza nazionale: il progetto PSA Control DOG
PSA control dog
La Sardegna è la prima regione in Italia ad utilizzare i cani molecolari di Progetto Serena APS come biosicurezza nazionale.

Tempo di lettura: 9 minutes

Indice dei contenuti

Per chi si avvicina per la prima volta al mondo cinofilo, l’olfatto del cane è spesso associato a immagini classiche: il cane da caccia che segue una traccia nel bosco, l’unità da soccorso tra le macerie o un detection dog (cane poliziotto) che ispeziona un bagaglio in aeroporto.

C’è poi un mondo in continua evoluzione che ruota intorno alle scoperte scientifiche sulle enormi capacità olfattive di un cane: stiamo parlando dei cani da assistenza medica e dell’utilizzo delle capacità olfattive come biosensore molecolare. 

Il “tartufo del cane”  è oggi considerato dalla scienza uno strumento di precisione quantistica in grado di mappare la realtà chimica circostante con un’accuratezza che supera le più moderne tecnologie umane.

Questa straordinaria competenza biologica è messa al servizio di una delle sfide epidemiologiche ed economiche più complesse che l’Italia si trova ad affrontare: il contenimento di emergenze biologiche, come la diffusioni di virus. Dopo i cani preparati per gli screening Covid-19, oggi sono al lavoro diverse unità cinofile per il rilevamento della Peste Suina Africana (PSA), grazie al Progetto PSA Control

Il progetto PSA Control Dog nato e sviluppato da Progetto Serena APS in collaborazione con l’ASL di Sassari. Iniziato nel 2022 oggi è pienamente operativo nei principali porti della Regione. Grazie al supporto delle forze dell’ordine e delle autorità portuali è una forma di prevenzione efficace contro la PSA.

La Peste Suina Africana (PSA)

La Peste Suina Africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa e quasi sempre letale che colpisce esclusivamente i suini domestici e i cinghiali. La PSA non è una zoonosi, il che significa che non può in alcun modo contagiare l’essere umano. 

Tuttavia, la sua pericolosità biologica ed economica è totale. Il virus della PSA è dotato di una resilienza ambientale straordinaria. Può sopravvivere per mesi all’interno del terreno, nelle carcasse degli animali e, soprattutto, nei prodotti a base di carne suina non cotta o stagionata, come prosciutti, insaccati e salumi. 

Peste suina africana cos'è

Questo significa che un semplice panino al salame infetto, abbandonato in natura da un viaggiatore o gettato nei rifiuti domestici accessibili alla fauna selvatica, può innescare un focolaio epidemico incontrollabile.

Ad oggi non esiste un vaccino efficace né una cura: l’unica arma a disposizione delle autorità sanitarie è l’abbattimento di massa degli animali presenti negli allevamenti coinvolti. L’alternativa è operare con una prevenzione, impedendo al virus di entrare sul territorio e diffondersi.

L’impatto socio-economico della PSA

La peste suina africana non aggredisce il corpo dell’uomo, ma ne devasta il tessuto sociale ed economico. L’industria suinicola e delle carni rappresenta uno dei pilastri storici del “Made in Italy” agroalimentare, un comparto che genera miliardi di euro di fatturato e garantisce l’occupazione di decine di migliaia di famiglie. Solo nei primi nove mesi del 2026, l’export del mercato italiano dei salumi ha registrato un valore straordinario di 2,5 miliardi di euro1

L’insorgenza della malattia sul territorio continentale italiano, con focolai accertati in regioni chiave come Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria e Calabria, rischia di far collassare questo ecosistema.

Le conseguenze internazionali di un focolaio sono immediate. Nel settembre 2020, non appena la Germania dichiarò il suo primo caso di PSA, mercati globali come la Cina interruppero istantaneamente le importazioni di carne suina tedesca, provocando perdite economiche miliardarie.

 Per l’Italia, un simile scenario comporterebbe la chiusura delle frontiere commerciali per i nostri prodotti di punta, l’abbattimento preventivo di centinaia di migliaia di capi (come già tragicamente avvenuto in episodi localizzati, ad esempio nel territorio di Pavia) e una crisi occupazionale senza precedenti. 

A questo si aggiungerebbe un inevitabile effetto domino sui consumatori, con un rincaro generalizzato dei prezzi della carne in tutta Europa e un’interruzione della stabilità alimentare.

Il progetto PSA Control DOG

In questo scenario, la cinofilia scientifica offre la sua soluzione più innovativa, immediata ed efficace. È il Progetto Control DOG nasto da un’intuizione del dottor Sgarangella del Dipartimento di Prevenzione Veterinaria del Nord Sardegna. Sotto la direzione della dottoressa Bastianina Mossa e in stretta collaborazione con il dottor Roberto Zampieri, è stato strutturato un percorso operativo volto a trasformare il cane in un selettore infallibile.

Ma come fa un cane a “vedere” un virus microscopico all’interno di un bagaglio sigillato o nel bagagliaio di un’auto? La risposta risiede nella scienza del volatiloma.

Ogni organismo vivente, tessuto biologico o prodotto derivato compie continuamente processi metabolici e degradativi. Questi processi rilasciano nell’aria circostante un insieme unico e specifico di Composti Organici Volatili (VOCs – Volatile Organic Compounds).

VOCS2

I VOCs sono presenti nel respiro esalato, nel sudore, nell’urina, nelle feci e nelle secrezioni ematiche. L’insieme globale di queste molecole aerodisperse costituisce il “volatiloma”: una vera e propria impronta digitale chimica. Quando un tessuto è infetto da un virus specifico, il metabolismo cellulare cambia e, di conseguenza, lo spettro dei VOCs emessi subisce una variazione millesimale ma costante.

Il sistema olfattivo del cane è un miracolo evolutivo. Dotato di un numero di recettori olfattivi che va dai 200 ai 300 milioni (rispetto ai 5 milioni dell’essere umano), il cane non percepisce gli odori in modo “sintetico” come noi. 

Se noi entriamo in una stanza e sentiamo l’odore di una zuppa, il cane percepisce separatamente il sedano, la carota, la cipolla, il tipo di sale e la carne utilizzata. Questa sensibilità permette ai cani da rilevamento di percepire concentrazioni molecolari nell’ordine di parti per trilione.

Protocollo Progetto Serena

Progetto Serena APS applica protocolli rigorosi, standardizzati e validati dalla comunità scientifica internazionale. L’associazione, fondata nel 2014 dal dottor Roberto Zampieri, vanta una solida esperienza decennale nello sviluppo di cani da allerta medica, in particolare nel supporto a pazienti affetti da diabete mellito, con 330 binomi operativi in tutta Italia. 

Il protocollo relazionale e modulare di Progetto Serena, sviluppato in collaborazione con l’Università di Verona e accettato dalle Aziende Sanitarie Locali, ha dimostrato la sua flessibilità unica durante la pandemia da Covid-19, quando è stato utilizzato per creare linee di screening detection per il Coronavirus, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Heliyon.

L’adattamento di questa metodologia alla Peste Suina Africana è stato il passo successivo. Inizialmente, la sperimentazione si è concentrata sullo screening generico dei veicoli per individuare carni occultate.

Visti gli eccellenti risultati del progetto pilota attuato in Sardegna (nelle zone di Sassari e Gallura), con la debellazione dei focolai e portando la regione a un livello di controllo straordinario, il protocollo si è evoluto verso una fase molto più complessa: la discriminazione specifica e in negativo della carne infetta da PSA.

Il Binomio Uomo-Cane di Progetto Serena

Il protocollo di Progetto Serena ha rivoluzionato il sistema dei cani da allerta biologica. Non si utilizzano unità cinofile “addestrate” dalle forze dell’ordine, ma i cani di famiglia. Qualunque cane può quindi diventare un cane allerta biologica.

Un cane PSA non è una macchina: è una metà di un’entità complessa definita “binomio“. La filosofia di Progetto Serena APS è profondamente inclusiva ed adotta un approccio cognitivo-relazionale guidato da educatori e istruttori qualificati. 

Il percorso formativo non prevede un addestramento coercitivo o basato su rigidi schemi stimolo-risposta, ma si fonda sullo sviluppo di una relazione perfetta tra il conduttore e il cane, dove il lavoro di ricerca viene percepito dall’animale come un gioco di cooperazione ad altissima gratificazione energetica.

La selezione dei cani, siano essi di razza (come i classici Retriever o i Pastori Belgi Malinois) o meticci, si basa esclusivamente sulla motivazione esplorativa, sulla curiosità olfattiva e su doti caratteriali di tempra e temperamento medie, ideali per mantenere la concentrazione in contesti caotici e rumorosi senza accumulare stress. 

Il benessere animale è costantemente monitorato da tecnici veterinari dedicati, che analizzano filmati, dati posturali e clinici delle unità in addestramento. Questo rigore etico non solo preserva la salute psicofisica del cane, ma conferisce trasparenza e credibilità internazionale all’intero progetto.

Al cane viene insegnato a ignorare completamente le altre tipologie di carne e a segnalare la presenza di quelle infette. La procedura è veloce immediata ed efficace, con il 98% di segnalazione certe. Il cane viene condotto dal suo proprietario/istruttore ad annusare un bagaglio, l’interno di un veicolo o di un bagagliaio segnalando al conduttore la presenza o meno di carne infetta.

Il ruolo di biosicurezza dei cani PSA

Quando il binomio scende in campo nei punti di ingresso critici (in primis i porti commerciali e passeggeri), l’efficienza della soluzione “PSA Control Dog” emerge in tutta la sua evidenza logistica. 

Le ispezioni umane tradizionali su larga scala richiedono sforzi temporali e personali immensi: aprire un container, perquisire manualmente i bagagli di un intero autoveicolo o ispezionare un TIR comporta ore di lavoro e il blocco dei flussi commerciali. Se si trovano delle carni, non è possibile individuare subito se sono sane o infette, ma è necessario prelevare un campione, contaminarlo di per l’alimento e inviarlo poi al centro zooprofilattico per il controllo. I risultati richiedono giorni.

Un cane molecolare di Progetto Serena esegue lo screening completo di un intero autoveicolo in meno di un minuto e analizza una valigia sospetta in pochissimi secondi. Le unità cinofile concentrano la propria attenzione proattiva su furgoni, camioncini, veicoli commerciali e sui mezzi adibiti al trasporto di animali vivi.

Questo screening ultrarapido e non invasivo permette di mantenere inalterata la logistica portuale, evitando congestioni e strozzature commerciali, migliorando l’efficienza dei trasporti e salvaguardando la reputazione dei porti italiani come nodi commerciali rapidi e sicuri.

Inoltre, l’effetto deterrente della presenza fisica delle unità cinofile è immenso. Sapere che agli imbarchi sono presenti cani capaci di intercettare anche solo un singolo “salame nostrano” nascosto nella valigia o carni non certificate trasportate illegalmente blocca sul nascere il commercio e l’introduzione clandestina di prodotti a rischio.

FAQ

Cos’è un cane molecolare?

I cani molecolari sono animali preparati con una formazione particolare grazie a cui imparano a discriminare le scie chimiche di una traccia biologica collegata a una persona, un animale o un virus.

Come fa il cane ad individuare i virus in una traccia biologica?

I cani hanno un olfatto straordinario capace di identificare il VOCs composti organici volatili, rilasciati da qualunque organismo o prodotto biologico (ad esempio le carni).

Cos’è il PSA Control Dog?

Il PSA Control Dog è un protocollo sviluppato da Progetto Serena in collaborazione con l’ASL di Sassari finalizzato all’utilizzo di cani molecolari per rilevare la presenza del virus della Peste suina africana nella carni. Oggi è attivo nei principali porti della Regione Sardegna.

  1. https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13650 ↩︎

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