D.A.D. è l’acronimo che identifica i Diabetic Alert Dogs, i cani da allerta diabete. Sono animali preparati a riconoscere le variazioni di glicemia nel corpo di chi ha il diabete, utilizzando le loro capacità olfattive. Il fiuto dei cani diventa così un supporto per chi ha il diabete, aiutandolo ad affrontare la quotidianità.
Non sostituiscono la tecnologia per il diabete o il medico, né riducono la quantità di insulina necessaria. Possono però migliorare la vita delle persone che hanno questa patologia e delle loro famiglie.
Oggi i cani da diabete sono presenti sui social: sono eroi che salvano la vita di bambini e persone. Spesso si pensa che siano un prodotto recente, ma la loro storia ha radici più antiche. La prima volta che si è cominciato a parlare di Diabetic Alert Dogs è stato nel 2003, più di 23 anni fa.
Le origini
Mark Ruefenacht è stato il primo a studiare la capacità olfattiva dei cani agli inizi degli anni 2000. Newyorkese e diabetico di tipo 1, lavorava come metrologo forense esperto in tecnologie per l’alcoltest e la misurazione chimica.
Ciò che ha portato Ruefenacht a valutare la capacità biologica dei cani di individuare le variazioni di glicemia è stato un evento critico verificatosi nel 2001 durante una notte a New York.
Ruefenacht, che all’epoca collaborava come volontario per l’organizzazione Guide Dogs for the Blind, addestrando cuccioli per la guida di non vedenti, fu colpito da una grave crisi ipoglicemica notturna senza averne percepito i sintomi premonitori.
Un cucciolo di Labrador Retriever di dodici mesi, che stava dormendo nella sua stessa stanza e che non aveva ricevuto alcuna formazione, avvertì lo stato di sofferenza di Ruefenacht e lo svegliò, permettendogli di assumere glucosio e scongiurare il coma o una crisi convulsiva.
Questo episodio portò Ruefenacht a formulare l’ipotesi che la variazione glicemica non fosse un evento puramente interno, ma producesse alterazioni chimiche nel respiro e nel sudore (composti organici volatili, VOC) rilevabili da un olfatto superiore.

Il primo cane da diabete
Per testare scientificamente questa ipotesi, Ruefenacht iniziò a lavorare con Armstrong, un Labrador Retriever anch’esso proveniente dai programmi dei cani guida. Dopo anni di ricerca condotti con il rigore della metrologia forense, nel 2003 Armstrong divenne ufficialmente il primo cane al mondo addestrato per rilevare variazioni glicemiche, un primato riconosciuto nel 2015 dal Guinness World Records.
L’approccio di Ruefenacht fu rivoluzionario perché stabilì che l’odore dell’ipoglicemia era universale tra i diabetici insulino-dipendenti, rendendo l’addestramento scalabile e ripetibile per diverse persone.
Nel 2004, la fondazione di Dogs4Diabetics (D4D) nella California del Nord segnò la nascita del primo ente al mondo dedicato esclusivamente alla preparazione di cani da assistenza per questa popolazione clinica, introducendo standard di eccellenza che richiedevano ai cani di discriminare sostanze a livelli di parti per milione.
Attenzione il cane allerta diabete non si sostituisce a un medico o un infermiere, non guarisce il diabete ne riduce le somministrazioni di insulina o i controlli con il glucometro. Il ruolo di un cane allerta diabete è di supporto.
Claire Guest e Medical Detection Dogs
Parallelamente agli sviluppi californiani anche il Regno Unito stava studiando le potenzialità dei cani per il diabete. La figura di riferimento in questo ambito è la dottoressa Claire Guest, esperta in psicologia comportamentale e ricercatrice cinofila. Guest, che ha iniziato la sua carriera presso Hearing Dogs for Deaf People, ha avuto il merito di espandere l’uso dell’olfatto canino dalla semplice assistenza fisica alla diagnosi bio-medica.
Il percorso britannico verso i cani da diabete è passato inizialmente per la ricerca oncologica. Nel 2004, Guest diresse uno studio pubblicato sul British Medical Journal (BMJ) che dimostrava la capacità dei cani di identificare il cancro alla vescica dall’odore delle urine, utilizzando campioni biologici in condizioni controllate.

Fu proprio questa prova a convincere Guest e i suoi collaboratori che i cani potessero essere formati per rilevare anche i cambiamenti metabolici legati al glucosio ematico.
Nel 2008, Claire Guest ha co-fondato Medical Detection Dogs (MDD), diventando l’ente pioniere in Gran Bretagna per l’allerta glicemica. Il modello di Guest si è concentrato fin da subito sulla riduzione dei costi sanitari e sul miglioramento dell’autonomia dei pazienti affetti da “brittle diabetes” (diabete instabile).
La ricerca scientifca
Tra il 2004 e il 2014, il settore dei Diabetic Alert Dogs ha vissuto una fase di transizione fondamentale, passando dalla fase sperimentale alla standardizzazione internazionale. In questo periodo, la comprensione scientifica del meccanismo di allerta è progredita significativamente.
Si è compreso che il cane reagisce a un cambiamento chimico complesso. Gli studi scientifici nel corso di questi anni hanno dimostrato che nel momento in cui la persona con diabete è in crisi glicemica, vengono emesse specifiche molecole i VOCs. Queste molecole hanno un odore particolare come effetto del metabolismo di chi ha il diabete che deve fare a meno degli zuccheri.
I cani, rilevando i VOCs direttamente nel respiro, dalla pelle, o nell’aria circostante, si dimostrarono capaci di individuare la variazione glicemica nel momento in cui è in atto, offrendo al paziente una finestra di intervento cruciale per correggere la glicemica.
2013: i cani da allerta funzionano
Nel 2013 uno studio condotto dalla Dott.ssa Nicola Rooney (dell’Università di Bristol), in collaborazione con Claire Guest (fondatrice di Medical Detection Dogs), ha rappresentato il primo tentativo su larga scala di dare basi scientifiche alla tesi che i cani da diabete potessero fiutare le variazioni di zucchero nel sangue.

I ricercatori hanno analizzato le prestazioni di 27 cani da allerta per diabetici, monitorando migliaia di episodi glicemici nella vita reale dei pazienti per un lungo periodo. I risultati hanno confermato scientificamente che i cani sono efficaci nel rilevare le variazioni glicemiche e non solo. Ecco quali sono gli aspetti chiave dello studio:
- i cani sono capaci di rilevare le variazioni di iperglicemia e ipoglicemia con una percentuale che va dall‘81% al 100%;
- la formazione del cane è fondamentale per ottenere questa percentuale;
- l’83% delle persone che avevano un cane da diabete ha ridotto drasticamente le chiamate ai paramedici o il rischio di subire svenimenti o altre conseguenze legate alle crisi glicemiche;
- si è evidenziato un netto miglioramento della qualità di vita di chi ha il diabete e nelle famiglie.
Lo studio è stato poi allargato nel 2019 a un numero più ampio di cani; sono stati testati 101 animali, confermando quanto era stato indicato nel 2013.
I cani da diabete in Italia: Roberto Zampieri e la nascita di Progetto Serena
L’anno 2014 segna un punto di svolta per la storia dei diabetic alert dogs con la nascita di un protocollo scientifico e strutturato sui cani da diabete made in Italy. Siamo a Verona e il protagonista è il dottor Roberto Zampieri.
Zampieri, istruttore cinofilo e laureato in scienze della cinotecnica con esperienza nella ricerca, nel soccorso e nell’assistenza, ha canalizzato una perdita personale — la scomparsa prematura della figlia Serena — nella creazione di una ONLUS che portasse il suo nome, con l’obiettivo di migliorare la vita dei diabetici attraverso il supporto canino.

L’originalità del contributo di Zampieri risiede nello sviluppo del protocollo Diabetic Alert Dog in Famiglia (D.A.D.F.). A differenza del modello americano o britannico, dove il cane viene addestrato presso un centro specializzato per poi essere consegnato al paziente (modello “centrale”), il protocollo italiano prevede che la formazione avvenga direttamente all’interno del nucleo familiare, coinvolgendo il cane già presente in casa o un soggetto adottato appositamente.
Questo approccio si basa sulla tesi che la relazione empatica e il legame affettivo siano variabili biochimiche che potenziano la capacità di allerta del cane. Il cane è visto come un membro della famiglia che “impara” a prendersi cura del proprio conduttore sotto la guida di un istruttore certificato di Progetto Serena.
Il percorso, della durata di circa 24 mesi, si articola in fasi modulari che accompagnano la crescita psicofisica dell’animale e la consapevolezza medica del paziente. Grazie al protocollo in famiglia i cani da dibete riescono a individuare le variazioni di glicemia con una certezza del 98%.
Non sono un dottore, non mi sostituisco a nessuna moderna tecnologia, non curo il diabete, ma se ti prenderai cura di me… io mi prenderò cura di te per sempre.
Il contributo dell’Università di Verona
Un passaggio fondamentale nell’evoluzione italiana è stato il superamento della diffidenza medica iniziale. Questo è avvenuto grazie alla collaborazione tra Roberto Zampieri e il Professor Enzo Bonora, luminare della diabetologia italiana e già primario presso l’Università di Verona.
Bonora ha intuito che il cane non poteva essere considerato un’alternativa al glucometro, ma un potente supporto psicologico e fisico capace di ridurre la “paura dell’ipoglicemia”, una condizione debilitante che affligge molti pazienti.
Sotto la supervisione scientifica di Bonora, sono stati condotti studi che hanno dimostrato come l’uso del cane porti a un miglioramento dell’emoglobina glicata (HbA1c) e a una maggiore stabilità del profilo glicemico quotidiano.
La ricerca scientifica è ancora in essere.
Evoluzione dei cani da allerta medica in Italia: oggi
Dal 2014 ad oggi, il panorama italiano si è evoluto. La rete di istruttori di Progetto Serena si è espansa coprendo quasi tutto il territorio nazionale, con oltre 238 cani operativi e centinaia in formazione in 19 regioni. Grazie al suo operato si è dato impulso a tutto il settore dei cani da allerta medica. Oggi sono presenti diverse scuole di pensiero e associazioni con approcci metodologici differenti nel settore medicale:
- Progetto Serena APS: focalizzata sulla formazione sui cani da diabete in famiglia e sulla validazione scientifica con medici diabetologi dell’Università di Verona. Utilizza un sistema che asseconda le attitudini naturali del cane e tutte le tipologie di cani di razza e meticci;
- AICAD: con sede a Roma, segue un modello più vicino a quello statunitense (protocollo Debby Kay), utilizzando test attitudinali precoci (come il test di Volhard a 49 giorni) e selezionando prevalentemente cani di razza Retriever;
- Medical Detection Dogs Italy: mantiene un legame stretto con la scuola britannica di Claire Guest, concentrandosi sia sui cani da allerta medica che sui cani da bio-rilevamento per la ricerca oncologica, collaborando con istituzioni come l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO).
Il futuro dei DAD: il protocollo in famiglia
ll futuro dei Diabetic Alert Dogs è made in Italy. Il protocollo di Progetto Serena si è dimostrato fino ad ora tra quelli più efficaci. I cani di Progetto Serena rilevano il 98% delle variazioni glicemiche, dimostrando l’importanza dell’empatia e della convivenza tra diabetico e cane durante la formazione.
I cani di Progetto Serena non vengono addestrati ma formati, acquisendo competenze che aiutano le persone con diabete a vivere con maggiore tranquillità la malattia.
Questo sistema ha permesso di democratizzare i cani da assistenza, rendendoli accessibili a tutte le famiglie. Se per le altre associazioni che utilizzano il sistema anglosassone il costo di un cane è di circa 15.000€ – 25.000€ (inaccessibile), formare un cane con Progetto Serena ha un costo di 5.000€, spesso ridotto ulteriormente grazie a donazioni e crowdfunding.
Ciò che ha fatto Roberto Zampieri è trasformare ogni cane in un potenziale cane da allerta medica, trasferendogli una serie di competenze in pieno rispetto del suo benessere. Non ci sono razze migliori, non c’è una selezione. Tutti i cani possono essere di supporto per chi ha il diabete.


